Caso Emmanuel Bonsu,razzismo delle forze dell’ordine cancellato grazie ad un risarcimento e un “pentimento “

Nel tardo pomeriggio del 29 settembre 2008 a Parma. Nel parco Falcone e Borsellino Emmanuel venne aggredito da quattro vigili in borghese. Gli agenti erano convinti di aver acciuffato un pusher. Quel giorno i poliziotti della municipale si erano appostati, avevano concordato gesti di intesa e quando sono riusciti a mettere le mani sul sospettato non hanno badato al capello: giù con calci pugni e sberle alla cieca. Immobilizzato con un piede in testa e la pistola puntata. Le botte hanno fracassato ad Emmanuel l’orbita sinistra. Botte durante il trasporto al commissariato e botte anche durante l’interrogatorio, il tutto condito da continui insulti razzisti. Uno degli agenti si fece fotografare con Bonsu sanguinante ed ammaccato per i colpi ricevuti. Nei giorni successivi venne portata al giovane ghanese una busta contenente le notifiche degli atti relative al suo fermo su cui c’era scritto “Emmanuel negro” Una testimone che ha assistito alla scena racconterà: “Ho sentito urlare. C’era quel ragazzo per terra con quattro uomini e una donna che lo tenevano fermo. Uno di quel gruppo, racconta la donna, gli ha dato un calcio nel fianco e lui ha urlato. Ho visto che lo portavano via e uno degli uomini è salito sulla sua bici. Il ragazzo ha urlato: ”perché mi portate via la bicicletta?”. A quel punto uno degli agenti gli ha dato un altro pugno nel fianco gridandogli di stare zitto.” Un altro testimone che era in caserma quella sera racconta delle retroscena allucinanti, ecco il video pubblicato dalla Gazzetta Di Parma.

Gli otto agenti accusati di sequestro di persona, lesioni, insulti razzisti e minacce sono stati tutti condannati con pene che vanno dai sette anni e nove mesi al vigile che si è fatto ritrarre nella foto con Emmanuel dopo il pestaggio, ai due anni (pena sospesa per la condizionale). Delusa la parte civile che rappresentava Bonsu che si è vista sì riconoscere un diritto al risarcimento del danno e una provvisionale di 135 mila euro ma si è vista respingere dal tribunale la richiesta di riconoscere il comune di Parma responsabile civile per quanto accaduto al ragazzo. I dettagli della sentenza che abbiamo riportato sopra , potete leggerle in questo articolo del 10 gennaio 2017 di La Repubblica.

Alla vigilia della sentenza Simona Fabbri 47 anni oggi,una delle vigilessa che aveva partecipato al pestaggio ha scritto una lettere chiedendo scusa e dichiarando di essersi pentito. Oltre a questo pentimento riconosce un risarcimento di 20 mila euro a Bonsu. Com riporta sempre La Gazzetta di Parma, grazie a quella lettera di scuse e di pentimento, tutti aggravanti vengono cancellati. Qui l’articolo completo. Alla luce di questi fatti forse al posto di dire “Sono sempre dalla parte delle forze dell’ordine ” , dovremmo dire ” Sono sempre dalla parte delle forze dell’ordine che rispettano la legge e la fanno rispettare “.

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